Addestrare un cucciolo è un’arte. Aiutare un cane sano a diventare un eccellente – Pastebin.com

  • Addestrare un cucciolo è un’arte. Aiutare un cane sano a diventare un eccellente cane da caccia è una passione che richiede un considerevole impegno. Anche il Bracco Francese, di cui si dice che sia già addestrato, ha bisogno di istruzione per svilupparsi in un cane da ferma utile e ubbidiente. Quando si prende un cucciolo si assume la responsabilità di allevarlo bene. Ma per poterlo fare esistono delle regole da seguire. Seguendo attentamente queste 10 regole è probabile che il vostro cucciolo diventerà un cane da caccia coi fiocchi.

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  • 1) Socializzate il cucciolo

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  • La socializzazione è un elemento dell’addestramento fondamentale, senza il quale il cucciolo non diventerà né un buon cane da caccia né semplicemente un buon cane. I cuccioli a cui viene impedito il contatto con la gente durante le prime 12 settimane di vita rappresentano un incubo per l’addestramento.

  • Dall’ottava alla dodicesima settimana di vita i cuccioli dovrebbero entrare in contatto con il maggior numero di persone possibile. Naturalmente le loro esperienze con le novità dovrebbero essere generalmente positive in modo da evitare la paura verso gli estranei. Comunque, durante i primi 6 mesi di vita è cruciale che il cucciolo accumuli tanta esperienza e sia esposto al tutti i tipi di novità. Così imparerà a conoscere il mondo sviluppando una personalità equilibrata e pronta a affrontare ogni evento con armonia. Ma è importante che siate voi a conoscere il vostro cucciolo e a farvi conoscere da lui in modo che impari anche a fidarsi di voi. Sarete l’addestratore del vostro cane, quindi è fondamentale che il cucciolo capisca che da voi proviene tutto ciò che è nuovo. Sarà più facile passare dalle queste esperienze quotidiane al vero e proprio addestramento.

  • Per esporre correttamente un cucciolo alle novità che accompagnano le sue prime esperienze, portatelo a fare delle passeggiate, sia in città, sia in campagna, così da fargli conoscere altri animali, persone nuove e l’universo degli odori. Permettete agli estranei di accarezzarlo e fargli le feste. Il cucciolo ha bisogno di conoscere il mondo, non soltanto il vostro cortile.

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  • 2) Attenzione alla salute

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  • Cercate un veterinario vicino a casa vostra al quale poter dare la vostra fiducia e conservate sempre a portata di mano il suo numero di telefono per ogni evenienza. Mantenete sempre aggiornato il libretto delle vaccinazioni. Sverminate il cane regolarmente e informatevi sulla presenza di lehismanniosi e di filariosi nella zona dove abitate o dove portate il vostro cucciolo a spasso. Basta una semplice prevenzione per evitare delle brutte malattie. Anche pulci e zecche possono essere pericolose, dunque attenzione e prevenzione!

  • Controllate spesso le orecchie e la cute del cucciolo per accertarvi che sia tutto a posto. Anche la formazione del tartaro può essere evitata se insegnerete al cane fin da piccolo a farsi lavare i denti. Esistono in commercio dentifrici per cani al gusto di carne. Abituare il cucciolo a farsi manipolare ed esaminare fa parte dell’addestramento e rende più facile al veterinario un esame approfondito.

  • Date al vostro cane un’alimentazione di qualità a base di carne, ma non nutritelo neanche con troppa proteina. Per il cucciolo vanno benissimo le crocchette di una buona marca con circa il 24%- 28% di proteine e il 15%-20% di grassi. La quantità di cibo aumenterà rapidamente durante la fase di crescita del cucciolo, ma non esagerate perché un cane grasso è predisposto a un considerevole numero di problemi. E non dimenticate mai l’acqua, sempre tanta acqua.

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  • 3) Non siate impazienti di cominciare l’addestramento

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  • Non aspettatevi imprese esagerate da vostro cucciolo. Troppo addestramento troppo presto potrebbe togliere al cucciolo stile e passione. È meglio sbagliare per difetto che per eccesso. Il cucciolo ha bisogno di imparare alcuni comandi per la sua stessa sicurezza e per il corretto comportamento a casa. All’inizio gli insegnerete il “NO” e che mordere è inammissibile. Potete anche cominciare a insegnargli a venire quando chiamato, correndo via e pronunciando il suo nome oppure ripetendo “QUI, QUI”. Ricompensatelo sempre generosamente per avervi ubbidito facendogli tante feste oppure dandogli una leccornia.

  • Tra le 10 e le 12 settimane di età il cucciolo è pronto per imparare “SEDUTO” e “TERRA”. Non esagerate facendo eseguire il comando troppo a lungo. All’inizio si tratta soltanto di fa capire al cucciolo cosa significano quelle parole. Non è ancora richiesta una reazione da professionista. C’è che preferisce insegnare ai giovani cani fa ferma prima il “TERRA” dl “SEDUTO”, perché spesso tendono a sedersi quando gli si ordina il “TERRA”.

  • Spesso, con un cucciolo di una razza da ferma si gioca con la piuma. Si legano insieme alcune penne di uccello e a loro volta con uno spago si attaccano ad una canna. L’istinto del cucciolo lo porta a fermare la piuma. Ma non esagerate. È un gioco basato sulla vista e non sull’olfatto che potrebbe quindi insegnare il cucciolo a rompere la ferma. Questo gioco serve soltanto a tirar fuori l’istinto della ferma nei cani dalle 12 alle 14 settimane.

  • Sviluppare presto l’istinto al riporto è molto utile. Un calzino imbottito oppure una palla da tennis si prestano bene all’insegnamento. L’ideale sarebbe cominciare l’esercizio in un luogo delimitato in modo da evitare che il cucciolo scappi con l’oggetto. L’oggetto usato per questo esercizio non deve essere lasciato al cane dopo l’esercizio; lo deve considerare un premio.

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  • 4) Siate voi il capobranco

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  • Il cucciolo è un animale che vive in branco. È imperativo avere sempre ben presente questo fatto. Se il cucciolo non vi considera il capobranco, farà quel che gli pare, ogni qual volta ne avrà il capriccio. Vedrete così svanire il sogno di un ausiliare ubbidiente e vi ritroverete un teppista che alla prima occasione se ne andrà per i fatti suoi impedendovi si avvicinarvi alla selvaggina. Oltre ad essere inutile per la caccia, un cane così insubordinato è un incubo in casa e una minaccia a se stesso.

  • Non si tratta di porsi come un sergente severo, ma è necessario essere sempre un padrone paziente ma risoluto nel farsi rispettare. È più facile far capire presto al cucciolo chi comanda, piuttosto che raddrizzare un delinquente di 18 mesi.

  • MAI colpire il cucciolo, soprattutto il Bracco Francese, con le mani. L’ultima cosa che volete è che abbia paura delle vostre mani. Oltre a pregiudicare il futuro addestramento che si basa sulla fiducia, otterrete soltanto che il cucciolo si tenga sempre “fuori tiro” delle vostre sberle. Il cucciolo deve pensare che le mani servono soltanto a dare carezze e premi, e naturalmente sono un mezzo per imporre su di lui i vostro volere, tenendolo fermo oppure premendo a terra per insegnargli il terra.

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  • 5) La ripetizione è la chiave dell’addestramento

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  • Uno degli obiettivi principali dell’addestramento è di ottenere sempre gli stessi risultati dai vostri comandi. Ciò si raggiunge attraverso la ripetizione. Il cucciolo impara attraverso la ripetizione degli esercizi, un po’ come fa uno scolaro che impara a memoria le tabelline. Ma tenete presente che l’attenzione del cucciolo è limitata. Non annoiatelo quindi con lezioni lunghe e tediose che risultano meno efficaci di lezioni frequenti ma brevi.

  • Abituatevi a dire il comando una volta sola. Pronunciate la parola di comando e fate ubbidire il cucciolo. Un cane ben addestrato esegue immediatamente l’ordine. Durante l’addestramento il cucciolo può anche imparare, senza che voi ne abbiate l’intenzione, che non è necessario obbedire subito e voi incoraggerete questo suo comportamento quando, spazientiti, comincerete a ripetere il comando sempre più esasperati. Il cucciolo deve imparare a tornare al primo fischio, o appena sente il suo nome. Questo è anche per il suo bene, e un giorno potrebbe salvargli la vita. Non sono pochi i cani che non hanno ubbidito quando i loro padroni si sono accorti stava arrivando una macchina.

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  • 6) Non esagerate

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  • C’è gente che crede che il cane possieda in vocabolario ampio come il loro. Quando devono ordinargli qualcosa cominciano a dire: “Allora, dai, che fai? Vai, prendi e porta, qui, piccolo, qui…” e più vedono che il cane non capisce, più alzano la voce, credendo così di imporre la loro autorità. Purtroppo i cani capiscono soltanto quello che hanno imparato in sede di addestramento o durante la quotidiana routine con i padroni. Limitatevi a un numero definito di comandi e attenetevici. I cani vi ubbidiranno meglio e più prontamente. Basta dunque ripetere il comando una sola volta e che sia sempre lo stesso.

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  • 7) Procedete per gradi

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  • Nell’addestramento tutte le esperienze sono strettamente connesse. Il cane deve essere padrone di ogni aspetto dell’insegnamento prima di poter essere definito un eccellente cane da caccia.

  • È difficile che sia corretto al frullo se la ferma non è solida. L’addestramento deve essere visto come uno strumento duttile sul quale costruire grado dopo grado. Si può procedere verso lo stadio successivo soltanto quando quello precedente sia stata imparato. L’insegnamento di ogni comando deve essere scomposto in frazioni più semplici perché il cane impari prima e meglio. Non potete pretendere che il cane riporti un fagiano abbattuto se prima, non gli avete insegnato la cerca, la ferma, la correttezza al frullo, quella al colpo di fucile e infine il riporto.

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  • 8) Non perdete la pazienza

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  • Per Gianni Puttini, un grande addestratore del secolo scorso, il requisito principale dell’istruttore “è amare il cane. Occorrono poi: buon grado di intelligenza, notevole udito, buona vista, garretti d’acciaio e CALMISSIMO SISTEMA NERVOSO.” Ricordatevi che come addestratori siete voi i primi a dover imparare e a chiedervi le ragioni dei vostri insuccessi. È più probabile che il cane non faccia progressi per la vostra incapacità a trovare metodi adatti a insegnare determinati esercizi, che dal cane la cui preoccupazione principale è quella di accontentare il padrone.

  • Non punite mai un cane per non aver eseguito un comando che non capisce. Pretendere che esegua il “TERRA” quando non avete mai perso un momento per insegnarglielo è un vostro errore, non del cane.

  • Il cane deve essere corretto nel punto preciso dove ha commesso l’errore e immediatamente dopo averlo commesso. Se ordinate il “SEDUTO” nel punto A e il cane procede fino al punto “B” prima di ubbidire, non redarguitelo nel punto B, ma portatelo prima sul punto A e lì richiedete che esegua correttamente l’ordine.

  • Non punite il cane per non essere tornato immediatamente al vostro comando. Imparerà soltanto che lo state redarguendo perché è tornato da voi.

  • Quando vi accorgete di essere irritati o frustrati è meglio smettere la sessione di addestramento. I cani sono molto sensibili al linguaggio del corpo e se siete agitati se ne accorgeranno subito e diventeranno confusi.

  • Non crediate che esistano scorciatoie all’addestramento, come collari i elettronici. Da una scossa elettrica il cane non impara niente e rischiate di farne un nevrotico.

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  • 9) Preparate gradualmente il cane al colpo di fucile

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  • È assolutamente sbagliato esporre il cucciolo allo sparo, se non si è prima fatto un giusto lavoro preparatorio. La paura del colpo di fucile è un grave problema per il cane da caccia. Ci sono cani che non hanno mai sentito uno sparo e non si spaventerebbero neanche se si trovassero in mezzo a una trincea. Ma spesso è necessario arrivare per gradi alla dimestichezza con lo sparo.

  • Abituate il cucciolo ai rumori sbattendo le porte o picchiando sulle pentole prima di dargli la pappa. Ma prima di far sentire al cane il suo primo sparo è bene che abbia già acquistato una certa dimestichezza con la selvaggina. Per farlo ci sono le Zone Addestramento Cani e le aziende venatorie, se non conoscete dei luoghi ricchi di selvaggina dove la caccia sia permessa.

  • Una volta che il cucciolo si sia appassionato per la caccia e abbia capito che il suo compito è quello di individuare la selvaggina, sarà possibile familiarizzarlo con il colpo di fucile. Non appena sia riuscito a fermare correttamente una quaglia, una starna oppure un fagiano e questo si sia involato fragorosamente davanti al cucciolo in modo da stimolare al massimo il suo istinto venatorio, solo a quel punto, si potrà esplodere un colpo. Magari si può cominciare con una pistola a salve per poi passare gradualmente al fucile da caccia vero e proprio.

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  • Se il cucciolo dovrà cacciare insieme al falco, è bene far si che i due rimangano quanto più possibile insieme, magari in giardino in modo che entrambi si abituino l’ uno all’altro.

  • Per i falchi più intolleranti ai cani,come ad esempio i falchi di harris, associare la presenza del cucciolo al momento del cibo sul pungno o sul logoro.

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  • 10) Fategli vedere gli “animali”

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  • Si tratta di questo alla fine – l’orgoglio di assistere allo sviluppo del vostro cucciolo in un cane da caccia eccellente. Più animali vede, più il cane acquisirà esperienza e più diventerà un buon cane da caccia. Purtroppo non si può insegnare a un cane da ferma a cacciare in un cortile.

  • Per “animali” si intendono gli uccelli che costituiscono la selvaggina d’elezione del cane da ferma. Uccelli, tanti uccelli. Questa è la chiave per insegnare al vostro cane a cacciare. Per questo è importante portarlo a caccia. Non è necessario che siate armati di fucile anche voi. La cinofilia venatoria consiste nel osservare e apprezzare il buon lavoro del cane da caccia a contatto con la selvaggina. Se il vostro cane non avrà mai visto un uccello non sarà mai un cane da caccia.

  • Per saperne di più sulla selvaggina e come trovarla.

  • Addestrare un cucciolo è un arte, una scienza, e qualcuno la considera una religione. Se avrete l’umiltà di essere voi i primi a imparare come si addestra un cane, e l’infinita pazienza che il vostro cucciolo richiede per diventare un buon cane da caccia, forse ci riuscirete. L’addestramento non deve essere mai visto come una limitazione, bensì come la disciplina che gli permetterà di sviluppare al meglio quelle caratteristiche congenite che ne fanno un cane da caccia.

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  • Spesso ci si imbatte in soggetti già cresciuti, cuccioloni timorosi verso lo sparo e ogni altro rumore molesto.

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  • È spiacevole vedere un bel cane che alla fucilata si dirige dritto sotto l’auto o peggio in fuga verso l’orizzonte. Un addestramento valido aiuta ed evitare la paura dello sparo e a correggerla qualora inizi a palesarsi; vediamo come.

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  • La condizione fisica del cucciolo è il primo e più importante elemento da tenere in considerazione.

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  • L’addestramento non va iniziato troppo presto e sicuramente non bisogna avere fretta di fare incontrare alcun tipo di selvaggina.

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  • Un cucciolo non correttamente formato nel suo apparato muscolo scheletrico, se sottoposto ad uno sforzo per lui eccessivo, sarà un cucciolo dolorante che maschererà la sua condizione con l’esuberanza che caratterizza la sua età ma che proprio per la presenza di una condizione di dolore o difficoltà, tenderà ad associare la stessa al gioco, lavoro, dressaggio che sta subendo e pertanto sarà una associazione non di certo felice che a lungo andare potrà trasformarsi in rifiuto o peggio in paura.

  • Cane a caccia

  • Le prime attenzioni prima di passare a quasiasi forma di addestramento vanno rivolte alla corretta formazione fisica del cucciolo attraverso sana alimentazione e movimento costante nei primi mesi.

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  • Occorre quindi che il cucciolo venga allenato gradualmente, con passeggiate inizialmente più leggere e poi sempre più frequenti e durature che devono assolutamente evitare l’approccio con la selvaggina.

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  • Con il tempo il cucciolo non deve più apparire stanco dopo la passeggiata o la corsa, non deve tendere ad allargare le gambe verso l’esterno né dimostrare di volersi assopire appena arrivato in cuccia.

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  • Deve invece rimanere dinamico anche a fine addestramento e dimostrare di avere ulteriori forze da spendere.

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  • Da questo momento sarà pronto ad incontrare la sua prima quaglia, un surrogato, o un volo di rondini alle 9 del mattino. Ma deve essere per lui una sorpresa, un interesse improvviso da poter affrontare a dovere, con un efficace inseguimento da sfidare con sicurezza.

  • Addestramento in canile

  • Cane durante addestramento

  • Stabilire subito un rapporto equilibrato e collaborativo con il cucciolo è una delle prime fondamentali tappe.

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  • Di grande importanza anche l’addestramento in canile.

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  • Bisogna evitare che il cucciolo possa associare i rumori molesti a qualcosa di negativo.

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  • A tal fine ritornerà utile abituarlo a passeggiare al guinzaglio in una via trafficata e battere qualcosa di metallico mentre sta mangiando il suo pasto, magari più appetitoso del solito.

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  • Arriva quindi il momento dello sparo.

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  • È un evento particolare che deve essere fatto conoscere con gradualità. Consiglio di iniziare con una scacciacani di piccolo calibro e di non utilizzarla mai troppo vicino al cane. In questa prima fase non sarà necessario immettere animali surrogati ma è preferibile portare il cane in un terreno aperto, che ci consente di tenerlo a vista anche a distanza, dove sia possibile involare un buon numero di passeri e uccelletti. Saranno animali impossibili da conquistare ma proprio per questo utili a farlo incattivire e inseguire. Inizialmente pistola in fondina e solo dopo qualche inseguimento e quando il cane sarà distante dal conduttore, un secco colpo in aria.

  • Addestramento del cane: il conduttore

  • Cane in addestramento

  • Dopo le prime uscite occorre mettere il cucciolone in condizioni di incontrare i primi selvatici per associare al felice istante del frullo lo sparo inizialmente di un piccolo calibro.

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  • Qui entra in gioco il ruolo del conduttore che deve essere davvero bravo a conciliare il momento di attenzione alla reazione del cucciolo per lo sparo ad una condizione di falsa indifferenza verso lo stesso, in modo tale da non creare nel cane la convinzione di qualunque aspettativa nei suoi confronti.

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  • L’esercizio va ripetuto più volte ma non troppe nella stessa giornata.

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  • La raggiunta sicurezza o indifferenza del cucciolone sarà da incoraggiamento per lo step successivo che prevede l’uso del fucile, un piccolo calibro possibilmente, e di un animale da gabbia, un surrogato insomma.

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  • Due parole vanno spese proprio sulla selvaggina immessa, quale e soprattutto come utilizzarla. Le ridotte dimensioni del cucciolo sconsigliano ovviamente l’uso di un fagiano, il giovane soggetto si appresta ad affrontare una battaglia tra lui e il selvatico e dobbiamo fare di tutto per rendergliela facile e il più vicino possibile ad una forma di gioco. Da preferire quindi la piccola quaglia ma deve essere un buon volatile, in carne, non ferita da urti e con un piumaggio in ordine, insomma deva darci la garanzia che volerà e volerà a lungo.

  • Cane col conduttore

  • La costanza e la pazienza nel procedere gradualmente saranno fondamentali soprattutto negli errori o nelle eventuali fasi di regresso nell’addestramento.

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  • La quaglia va posta nel terreno in modo da non sciuparla e deve trattarsi di un terreno “pulito” assente di cespugli che la inducano a nascondersi e non partire.

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  • Va posta con vento a favore verso la direzione dove verrà sganciato poi il cane.

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  • Se non c’è vento aspettate che arrivi e se così non è allora sganciate il cucciolo senza immettere la quaglia, fatelo correre un po’ e poi andate a casa e riprovate un altro giorno, non commettete mai l’errore di immettere una quaglia che non può essere facilmente avventata.

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  • Sarebbe un disastro.

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  • In condizioni favorevoli le prime due quaglie non vanno abbattute e il cane va lasciato libero di inseguire e mai imboccare. Alla terza quaglia procederemo ad un abbattimento. Sarà necessario un buon tiro a buona distanza e se la si padella mai tentare il secondo colpo, piuttosto meglio tentare con un’altra quaglia. L’abbattimento deve essere seguito da una festa ma niente schiamazzi e grida a distanza, la festa va fatta al cane appena vicino a noi, non va posta attenzione al riporto in questa fase e un premio in questi casi non guasta.

  • Cane durante addestramento

  • Rispettare i diversi tempi di apprendimento dei cuccioloni porterà ad avere progressi naturali e soprattutto duraturi.

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  • Questa operazione va ripetuta più volte in più giorni e si dovrà concludere quando il cane avrà dimostrato sicurezza e indifferenza allo stesso tempo.

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  • La ferma non è una condizione necessaria alla conclusione di questa fase perché appartiene ad un altro addestramento che non deve servirsi obbligatoriamente dei surrogati.

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  • A questo punto, se tutto è andato bene avremo raggiunto una buona parte del nostro obiettivo e ci rimane solo di evitare di non sciupare i progressi fatti.

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  • La pazienza sarà la nostra migliore alleata mentre la fretta di accelerare il processo di addestramento ci indurrà in errore.

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  • Bisogna a tal fine alternare qualche giornata in zona addestramento cani a qualche passeggiata in terreno libero. L’uso del fucile deve essere parsimonioso, pochi spari ma utili e quindi pochi abbattimenti e se il cucciolone dovesse dimostrare un qualche risentimento allora bisogna rifare qualche passo indietro e ricominciare dalla scacciacani e forse anche da prima.

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  • Anche il nostro umore può essere un disastroso veicolo di fallimenti. Spesso lo stress e il nervosismo dettati dalla vita quotidiana ci portano a scaricare inconsapevoli la tensione sul cucciolone accelerando le nostre aspettative e quindi aggiungendo tensione; il cane ne risentirà e ogni negatività sarà amplificata. Tutto ciò va evitato. Il segreto sta quindi nel procedimento per fasi che non deve indurci al passaggio della successiva se prima non si è certi di aver completato a dovere la precedente.

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  • Colui che, inesperto, desidera acquistare un cucciolo deve innanzi tutto sapere che, se allevarlo non è difficile, addestrarlo come si conviene non è una cosa facile e rapida. Per riuscire nell’intento, occorrono tre qualità essenziali: calma, pazienza, bontà.

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  • Calma per saper dominare e frenare l’impeto, a volte giustificato, di castigare il cane per la sua disobbedienza.

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  • Bontà nel metodo d’insegnamento prevedendo mezzi persuasivi piuttosto che coercitivi e violenti i quali sebbene siano vietati per legge producono sempre effetti negativi. L’addestramento, dovrà svolgersi solo sotto forma di gioco!

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  • E tanta, tanta pazienza per fare ripetere all’allievo gli esercizi senza fretta finché non otteniamo i risultati desiderati.

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  • L’addestramento

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  • L’addestramento di un cane da caccia deve iniziare fin dai primi mesi di vita. Molto spesso, erroneamente si inizia ad addestrare un cane quando ha superato l’anno di età; non è un’impresa impossibile ma è molto più difficile, per cui, la scelta migliore è di iniziare l’addestramento a due mesi.

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  • Occorre sempre considerare, mai dimenticarlo, che il cane, a quest’età, vede ogni azione come un gioco. Quindi ogni comando sarà motivato da qualcosa che di solito è un premio che consiste nel suo cibo preferito o in un boccone qualsiasi. Ovviamente non si può portare immediatamente a caccia un cucciolo di due mesi ma possiamo fargli apprendere chi è il padrone e imporgli quelle regole che dovrà seguire in qualsiasi circostanza.

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  • A tal proposito è utile insegnare al cane i seguenti comandi:

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  • Ø Seduto

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  • Ø Terra.

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  • Seduto

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  • Mantenere il cane per il guinzaglio (solo le prime volte che si esegue l’esercizio) spingere leggermente sul dorso con tono deciso ma non severo “SEDUTO!” più volte fino a quando il cane non assume la posizione richiesta. Quando il cucciolo cercherà di alzarsi, ponete la mano sul suo dorso, impossibilitandolo nel movimento e ripetete il commando con tono più severo. Quando vi sembrerà che il cane abbia imparato l’esercizio premiatelo con un boccone (qualcosa che preferisce). Dopo un paio di lezioni iniziate ad allontanarvi e appena il vostro “ausiliario” cerca di alzarsi pronunciate a voce alta il comando (seduto) andandogli vicino e ripetendo il comando.

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  • Terra

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  • Forse il comando più importante e più utile soprattutto sul campo di caccia. Più importante rispetto al seduto perché è un’azione che vi permetterà di fermare il cane in qualsiasi momento. E’ possibile iniziare il terra dalla posizione seduto spingendo leggermente sulla schiena del cane urlando “TERRA!” e procedere allo stesso modo del seduto. Se invece si è deciso di non insegnare il seduto basta procedere in questo modo. Mantenere le prime volte il cane per il guinzaglio e spingerlo direttamente sulla schiena facendo in modo che assuma la “posizione terra” (a pancia a terra) e urlare il comando “TERRA!”. Dopo qualche secondo dare un boccone al cane ed invitarlo ad alzarsi gridando “VAI!”. Dopo qualche lezione iniziate ad allontanarvi dal cane dopo avergli ordinato il terra. Se continua ad alzarsi siate più convinti nella spinta e nel comando vocale. A scelta è possibile ordinare al cane di mettersi a terra tramite un fischietto usato appunto per l’addestramento per cani (acquistabile in negozi di animali o in armerie specializzate in articoli per la caccia). Se si dispone del fischietto bisogna semplicemente sostituire la parola “TERRA”!” ad un fischio deciso. Se il cane si abitua anche al fischio eseguirà il comando anche da lontano. Abbinate un fischio anche al “VIA!”.

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  • Dal terzo mese possiamo iniziare ad insegnare al cane il comando più importante per i cacciatori..

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  • Il riporto

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  • Consigliamo vivamente di eseguire i primi esercizi per insegnare al nostro cane il riporto in giardino o in campagna e solo successivamente, quando li avrà memorizzati, allora potrete farglieli ripetere sul terreno di caccia.

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  • Procuratevi un pezzo di stoffa, arrotolatelo e fermatelo con dei lacci in modo da formare un fagotto. Costruito il fagotto, fatelo notare al cane, in modo da fargli prendere confidenza, quando vi sembra abbastanza interessato, lanciate il fagotto, inizialmente ad una distanza non molto grande. Istintivamente il cane correrà per recuperare il fagotto lanciato ma difficilmente lo riporterà le prime volte. Non avvicinatevi altrimenti inizierà a scappare, accovacciatevi e chiamatelo a voi. Quando il cane vi porterà la “preda” per fargliela lasciare ordinategli, sempre con tono deciso, “LASCIA!” o “DAI!” e con delicatezza prendete il fagotto. Ripetete più volte l’esercizio. Quando l’ha lasciato dategli il solito boccone in modo da motivare il riporto. Quando il cane sembra di aver capito il comando iniziate a lanciare il fagotto più lontano. Possibilmente arrotolate insieme al pezzo di stoffa anche penne di qualche uccello, preferibilmente di quelli che lasciano più odore (Beccaccia, Tordo, Starna, Quaglia) in modo da poter facilitare il ritrovamento e iniziare a stimolare gli istinti del nostro amico.

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  • <img class= »caption » [Cani da Caccia: impariamo a addestrarli, la ferma, il riporto e la cerca del cane da caccia.]

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  • La cerca

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  • E’ un’azione che, come il riporto e la ferma, è quasi istintiva nel cane. Utilizzate lo stesso fagotto utilizzato per il riporto: lanciateglielo tra l’erba in modo che il cane per poterlo recuperare debba utilizzare l’olfatto. Per questi esercizi il fagotto dovrà obbligatoriamente contenere penne di uccelli altrimenti il nostro amico non potrà mai trovarlo. Una volta ritrovato il fagotto ve lo riporterà con il semplice riporto. Questa tecnica sarà la più usata quando si comincerà ad andare a caccia.

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  • La ferma

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  • Ogni cane da caccia come stana naturalmente la selvaggina così la ferma. Comunque, quando il cane ha 3-4 mesi imparategli questi esercizi.

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  • Legate ad uno spago piuttosto lungo un pezzo di stoffa preferibilmente strappato e sfilacciato e muovetelo con l’intento di attirare l’attenzione del cucciolo. Al minimo movimento dello straccio il cane si avventerà su di esso. Voi dovrete essere abili e fare in modo che non riesca mai a prendere lo straccio. Infatti, appena il cane si avvicinerà voi lancerete in alto, simulando il volo di un uccello. Quando vi sembrerà che abbia imparato l’esercizio, comperate qualche quaglia; portale in giardino e liberatele senza farvi vedere dal cane. Dopo aver effettuato questa operazione portate il vostro amico a quattro zampe sul posto e mandatelo in cerca. Per un po’ di tempo continuerà a lanciarsi sulle quaglie ma alla fine lo vedrete puntare la quaglia. Ecco che avete terminato l’opera. Complimenti! Avete insegnato al vostro cane l’azione più bella da guardare durante una giornata di caccia.

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  • on esagera chi dice che addestrare un cane è un’arte, e sarebbe sbagliato pensare che solamente i cani da caccia vengano addestrati. Un buon proprietario infatti addestrerà il proprio cane per una piacevole convivenza, anche se questo fosse un semplice animale da compagnia. Ovviamente le attenzioni e la costanza per addestrare un cane da caccia si moltiplicano in maniera esponenziale, richiedono impegno da parte di entrambi e un ottimo feeling fra i due.

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  • Un rapporto di questo tipo, inaugurato fin da quando l’animale è cucciolo, non potrà che premiare entrambi: il cacciatore avrà al proprio fianco un ottimo cane da caccia, il cane si potrà vantare d’essere il perfetto assistente, indispensabile per il suo proprietario. Oggi ci occuperemo dell’addestramento dei cani da ferma, delle varie tecniche che lo caratterizzano e della tempistica che lo distingue da qualsiasi altro addestramento.

  • L’obbiettivo che l’addestratore non deve mai perdere di vista è quello della socializzazione con il proprio cane e del buon rapporto che questo deve riuscire a stabilire con tutto ciò che lo circonda, persone, habitat, natura. Per raggiungere questo traguardo è importante che durante le sue prime 12 settimane di vita il cucciolo sia messo in contatto con più persone, situazioni e habitat possibili. Nemmeno a dirlo dovranno essere tutte esperienze positive, non vogliamo certo che il nostro cane abbia paura della campagna, delle persone o peggio ancora degli animali, no? Le esperienze che riuscirà ad accumulare fino ai primi sei mesi di vita lo aiuteranno, determinandone in maniera irrevocabile il carattere.

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  • Non trascurate ovviamente il vostro rapporto con l’animale che voi per primi dovrete conoscere come le vostre tasche. Diventerete presto il suo punto di riferimento, e l’addestramento che verrà in seguito risulterà decisamente più semplice. Non temete dunque di portare il vostro animale a passeggiare in città, in campagna, a casa di amici: in questo modo le sue esperienze miglioreranno notevolmente e il suo futuro approccio con il mondo e il cane crescerà di sicuro più equilibrato. E’ di questo che ha bisogno un buon cane da caccia. addestrare il pointer

  • Tenere sotto controllo la salute del vostro animale è una delle responsabilità più gravi che avete deciso di assumervi nel momento in cui avete scelto di accoglierlo nella vostra casa. Scegliete il vostro veterinario di fiducia e portate il cane per controlli periodici, tenete sempre d’occhio le vaccinazioni, la sverminazione, la presenza di malattie più o meno gravi e pericolose. Normalmente il trucco sta tutto nella prevenzione, come più volte abbiamo detto. Il cane abituato ad essere controllato dal proprio proprietario (durante la pulizia dei denti cui è bene abituare l’animale da sempre, o durante il controllo delle orecchie), sarà un animale che darà ottimi risultati in fase di addestramento, in quanto si affida ciecamente alle attenzioni del proprio padrone. Naturalmente abituate l’animale ad un’alimentazione sana e regolare che si basi su cibo secco o umido a vostra preferenza.

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  • Creato un legame di fiducia con l’animale potrete partire direttamente con l’addestramento. Ricordate che anche quando insegnate al cucciolo il significato del “no”, per vietare una data azione, o del “qui”, per richiamarlo, lo state addestrando. E’ bene dunque che lo ricompensiate con abbondanti carezze ogni qual volta reagisce positivamente al comando. Dopo le dieci settimane di vita potrete iniziare ad impartire al cucciolo comandi più complessi come ad esempio “seduto” o “terra”. Ovviamente non esagerate imponendo al cane di rispondere al comando per troppe volte di seguito. Potreste ottenere l’effetto contrario e annoiare il vostro cucciolo che presto abbandonerebbe i vostri sogni d’addestramento. Dovrà per ora esclusivamente capire cosa significano quelle parole, memorizzandole lentamente. Potrete inoltre far divertire il vostro cane con il gioco della piuma che ben si adatta alla razza da ferma. Legate alcune penne d’uccello ad una canna e risvegliare l’istinto dell’animale sarà facile muovendole con lo spago. Anche in questo caso no dovrete esagerare dato che il gioco si basa completamente sulla vista e non sull’olfatto. Questo gioco ben si adatta ai cani da ferma fra le 12 e 14 settimane.

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  • addestrare il caneIn questa stessa fase si potrà iniziare a sviluppare l’istinto al riporto. Come? Usando una palla da tennis o un calzino imbottito. Praticate “il gioco – esercizio” in un luogo ben delimitato; eviterete in questo modo che il cucciolo scappi con l’oggetto che dovrebbe riportare. Ricordate di non lasciare per nessun motivo l’oggetto del riporto al cane per il suo gioco se volete lo consideri un premio.

  • Altro elemento molto importante da tenere sempre a mente è che il cane, per rispettarvi e seguire le vostre indicazioni, dovrà considerarvi il suo capobranco. Solo in quel caso si dimostrerà un’assistente ubbidente, diversamente non farà altro che impedirvi la caccia risultando particolarmente inutile per la vostra attività venatoria. Questo non significa essere necessariamente un padrone severo, ma imponetevi nel ruolo di capobranco. Come? Non di certo colpendo il cucciolo. Il risultato sarebbe esclusivamente quello di spaventarlo. Il rispetto si guadagna con la costanza.

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  • Segreto dell’addestramento è inoltre la ripetizione. Il vostro obbiettivo è infatti quello di ottenere, dato un determinato comando, sempre il medesimo risultato. Riproponete spesso lo stesso esercizio stando ben attenti a non annoiare il cane, la cui attenzione è particolarmente limitata. Il comando andrà ripetuto una sola volta in maniera chiara, non più volte in sequenza ed attendete che il cane ubbidisca. Forse non sarà necessario dirlo, ma il cane non possiede un vocabolario ampio come quello umano; dunque ogni comando deve corrispondere ad una sola parola, la più breve e concisa possibile. Inutile alterarsi e urlare quando il cane non afferra un comando troppo complesso, molto meglio semplificarlo.

  • Inoltre un buon addestratore non deve dimostrare d’aver fretta. Si dovrà passare al grado d’addestramento successivo solo quando il cane avrà assimilato perfettamente quello precedente. Frazionate le lezioni in maniera tale che sembrino più brevi e semplici, aiuterete tantissimo il vostro animale da caccia. Tanto per capirci, pretendere che il vostro cane riporti la selvaggina quando ancora non gli è stata insegnata la cerca, la ferma, la correttezza al frullo e al colpo di fucile e il riporto è praticamente utopia. addestramento del cane da caccia

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  • Uno dei momenti più drastici per il cane non preparato è il colpo di fucile. Perché il vostro cane non sia spaventato dal frastuono è bene che voi lo abbiate addestrato per bene tramite un lungo lavoro preparatorio. Lavoro precedente è certo quello di consentire all’animale di familiarizzare con il mondo animale e con la selvaggina in primo luogo. Come fare? Portate il vostro cane in un campo di addestramento, ce ne sono davvero moltissimi in ogni angolo d’Italia, messi a disposizione del cacciatore dalle aziende venatorie locali. Una volta che il cane avrà capito che il suo obbiettivo è quello di scovare la selvaggina, e avrà preso familiarità ed amore per la caccia, solo a quel punto sarà pronto a familiarizzare con il colpo del fucile. Iniziate con una pistola a salve e lentamente arrivate allo sparo con il vostro fucile da caccia. E’ tutta questione d’abitudine e di fiducia nei vostri confronti.

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  • Il vostro cane sarà pronto per la sua prima battuta di caccia quando risponderà ai pochi e chiari comandi e i vostri gesti. Fra i più utilizzati il comando di chiamata, il và, il dietro, il seduto, il terra e porta. Alla chiamata il cane dovrà immediatamente tornare ai piedi del padrone, con il comando terra si dovrà accucciare a terra con il muso rivolto verso la direzione che aveva imboccato, con il và dovrà riprendere l’azione interrotta seguendo la direzione indicata dalla mano del padrone. Con il comando dietro il cane tornerà ai piedi del padrone interrompendo qualsiasi azione iniziata, con il seduto dovrà sedersi sulle zampe posteriori e con il comando porta ovviamente dovrà riportare il selvatico catturato senza danneggiarlo.

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  • Abbiamo fatto una disamina di tutte le caratteristiche, la problematica e le fasi operative da curare per avere un puledro scattante, voglioso, motivato e reattivo. Seguendo la prassi descritta abbiamo ottenuto un addestramento di base, il cane sarà ancora grezzo e, volutamente, appena scozzonato. Avrà sicuramente dato prove di quelle che si chiamano “qualità di base”. Per tanto ora è il momento di cominciare a prenderlo in mano. Ciò vuol dire che dovremo agire in maniera da poterlo manovrare con sufficiente soddisfazione. Caso contrario avremo costruito uno splendido vagabondo che caccerà anche per voi ma prevalentemente per se stesso anche tenendo conto delle sue desiderabili e probabili innate doti di collaboratore che dovrà sempre e comunque avere nei geni: il collegamento spontaneo con il suo amico e conduttore.

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  • Questa è la fase più critica e difficile dell’addestramento perché un solo errore pacchiano, una sola cosa fatta male o percepita male da lui, potrebbe ridimensionare o guastare la vostra amicizia. Ricordate sempre che il vostro rapporto deve essere fondato sulla fiducia e non sulla costrizione altrimenti cercatevi un altro manuale perché questo per voi è sbagliato. Io non ho mai usato collari elettrici o fucilate punitive per cui ho cercato sempre di fare capire al cane, con il convincimento, ciò che pretendo da lui e che lui sicuramente può darmi con un po’ di disciplina. La via è più lunga e richiede diverse sedute ma ne vale la pena perché si otterrà un collaboratore che lavorerà con spontaneità, senza incertezze, sempre ardente nella cerca e deciso nelle prese di posizione. Coprirà il terreno, cercherà dappertutto, fermerà convintamente e consentirà con decisione e stile.

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  • La chiave di volta, così la definirono i maggiori istruttori di cani, che usò anche l’immenso sir William Arkwright, è la corda di ritegno. Avevo già accennato in precedenza al suo impiego, in cosa consiste lo diremo ora. Si tratta di un guinzaglio lungo, venticinque trenta metri di robusta sagola da attaccare al collare del cane onde averne il controllo completo, previe opportune manovre. Come e quando ora lo stabiliremo e per questo ho riservato lo sviluppo dell’argomento a questa ultima nota di addestramento.

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  • Il periodo migliore è, come detto, la primavera estate quindi lontano dalla caccia vera e senza incubi di dovere conquistare capi di selvaggina. Il posto migliore… uno abbastanza scoperto perché il cane dovrà essere sempre a vista onde poterlo guidare e controllare. Il momento sceglietelo voi ma che sia una giornata da dedicare solo a lui. Con calma, serenità e spirito di sopportazione. Il cane non parla la vostra lingua ma ha tendenza ad impararla se saprete dare comandi appropriati (non futili), secchi (perché il cane capisce il tono non la parola), l’occasione solo quella che creerete voi dove e quando volete. Perché questo? Voi non dovrete mai redarguire, punire, pretendere dal cane una cosa durante una vera battuta di caccia, specie sul selvatico che intenderete cacciare prevalentemente o con maggiore frequenza. Quando lo porterete a caccia vera il cane dovrà essere già pronto all’uso.

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  • La fase di addestramento deve essere una cosa preventiva. Un momento di riflessione per voi e per il cane. Quel momento in cui voi dovrete essere pronti ad intervenire decisamente ma con calma e non sotto la spinta dell’euforia della caccia o del dispiacere che il cane vi avrà creato per un errore: mancato consenso, sfrullo, rincorsa o disubbidienza. In quei momenti potreste essere sopraffatti dall’ira, dal dispiacere, dal nervosismo e intervenire sul cane sarebbe fuori luogo perché lo punireste o richiamereste in maniera eccessiva e quindi sbagliata. Mentre sarete a caccia dovrete essere una equipe già pronta, una squadra, un tutt’uno che dovrà sapere cosa fare in ogni momento della battuta. Questa è la ragione per cui dovrete applicare la prassi di cui ho parlato prima.

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  • Portatevi quindi nel campo prescelto, lontano dalla confusione, senza altre distrazioni e preparate quindi il terreno, deponete due quaglie, questa volta però lasciandole in un punto preciso e non lanciandole al volo. Anzi è meglio che il posto sia ben segnalato poiché è importante. Mettete quindi nei pressi uno stecco conficcato a terra e legateci uno straccetto bianco e ben visibile. Vi raccomando di mettere la selvaggina sempre ai lati del campo e molto avanti rispetto al punto di sciolta. Il cane dovrà quindi inquadrarsi sul terreno (e lo imparerà anche con questo stratagemma) e andare rapido nella fase di cerca senza arrivare subito a ridosso poiché potrebbe sfrullare nella foga della partenza.

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  • Prendete il cane dalla macchina e attaccate la corda lunga saldamente al suo collare. Sciogliete il cane e portatevi con calma verso il punto dove avete deposto la selvaggina. Ciò vi consentirà di aspettare il cane che avrà cominciato a battere il terreno destra sinistra e viceversa. Se non lo fa richiamatelo con un fischio e indicate la direzione che volete che lui prenda. Può darsi che sia disordinato nelle prime sciolte ma perdonatelo, presto imparerà. Prima o poi passerà nei pressi di dove voi siete appostato e bloccherà il capo di selvaggina. Voi sarete pronto ad entrare in possesso della corda calpestandola con risolutezza e impugnandola con decisione.

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  • Con questo stratagemma sarete in condizione di controllare il cane per ottenere la ferma solida, la guidata o l’accostamento, la correttezza al frullo, insomma qualunque cosa vorrete insegnarli. Basterà risalire la corda, tenuta ben tesa ma senza infastidire il cane, fino a lui e poi schiacciarlo per ottenere il terra, fermarlo per non farlo rincorrere, trattenerlo per farlo consolidare e, in seguito, per insegnare il consenso se non lo ha spontaneo.

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  • Questa ultima cosa richiederà l’aiuto di un collaboratore che porterete con voi, specie se ha un buon cane già addestrato sul quale fare esercitare il vostro giovanotto. Lui si apposterà nei pressi dello stecco che indica la quaglia deposta, aspetterà il cane e lo tratterrà, voi lo prenderete in braccio e lo depositerete a distanza e indietro, lasciandolo o schiacciandolo sul terreno ordinando il terra e accarezzandolo col frustino. Il pointer sul petto, il setter sulla groppa. Altri cani secondo la loro indole di ferma in piedi o in posizione accucciata.

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  • Insisto nel dire che le manovre dovranno essere solo ripetitive e non violente. Solo così si otterrà la fiducia e l’obbedienza. Il cane resterà se stesso con tutti gli attributi di autonomia, coraggio ed esuberanza ma sarà corretto perché capirà che la cosa è utile.

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  • Ripeto, per maggiore intelligenza, deposte le quaglie e attaccato il guinzaglio, posizionati sia voi sia il vostro amico in maniera opportuna, lanciate il cane che si trascinerà il cordino nell’erba. Voi guiderete il cane, il vostro amico resterà nei pressi della quaglia. Pronto a schiacciare la corda e impugnarla per trattenere il cane. Voi accorrerete e prenderete in mano la corda per effettuare le manovre opportune. Con questo freno in mano sarete in grado di insegnare al cane tutto ciò che serve, come detto in precedenza.

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  • Per il consenso ci vorrà maggiore partecipazione e impegno da parte vostra e del collaboratore. Ogni cane e curioso di andare a vedere cosa fa il suo compagno fermo lì davanti. Ci sono cani che consentono spontaneamente, altri che sono curiosi e avvicinano troppo, altri che sono gelosi o hanno temperamento irruento e arrivano a ridosso senza criterio. Tutte cose che vanno assolutamente represse con garbo e risolutezza. La corda ci porterà anche qui la soluzione del problema. Il vostro collaboratore andrà a servire il cane in ferma e voi starete nei pressi pronto a schiacciare la corda e afferrarla saldamente. Tendetela, il cane farà qualche storia ma voi sarete inflessibile finché non si fermerà osservando il compagno in ferma. Risalite la corda, accostate il cane e calmatelo. Quando sarà perfettamente fermo accarezzatelo e stabilizzatelo ulteriormente magari spingendolo dolcemente dietro la cervice. Ottenuta una postura simile ad una ferma fatelo avanzare a tratti, tenendolo e fermandolo fino a che arriverà nei pressi del compagno. A quel punto il vostro amico farò frullare il selvatico. Con ciò il cane capirà il perché è stato trattenuto. Continuate finché non otterrete quanto desiderato.

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  • I suggerimenti che vi ho dato vanno valutati obbiettivamente. Richiedono, di volta in volta, alcuni adattamenti. I cani non sono tutti uguali, hanno un carattere e un cervello e ognuno interpreterà il dressaggio secondo la sua indole. Sta a voi cercare di capire quando essere più dolci o più decisi.

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  • Concludendo, non punire il cane durante una battuta di caccia vera non gli lascerà fisime o timori o ancora peggio incertezze quando caccerà la selvaggina che caccerete. Ovviamente sarà così per ogni selvatico perché lo tratterà con genuina partecipazione, senza complessi o rimembranze negative. Le correzioni su un animale surrettizio servono a questo. Molti cani se corretti, spesso duramente, su un determinato selvatico smettono anche di cacciarlo. Ho sentito molte volte dresseur o cacciatori dire “questo cane non tratta le quaglie, non ama le starne, etc.” e spesso erano soggetti che avevano preso punizioni severe lavorando quegli animali. Arrivano al punto di scansarli accennando appena di averli sentiti e proseguono la cerca. Le botte non piacciono a nessuno.

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  • Non aggiungo altro. Richiederebbe ben altro spazio per approfondire l’argomento. Credo tuttavia che chi ama i cani e vuole addestrarli da solo, avendo amore e sensibilità, troverà sufficiente quanto detto. Buon lavoro a tutti.

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  • Se avete intenzione di prendere con voi un cucciolo di cane da caccia, dovete sapere che allevarlo non è una cosa complicata, ma l’addestramento può mettere in luce alcune difficoltà. Per poter ottenere un compagno di caccia valido e collaborativo è necessario che abbia tre fondamentali caratteristiche: calma, pazienza e bontà. Le caratteristiche di cui ho appena parlato non devono appartenere al cane ma all’uomo!

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  • La calma è la prima caratteristica che deve possedere il cacciatore che si appresta ad imparare come addestrare un cane da caccia a riportare la preda. L’uomo deve, prima di tutto, imparare controllare l’istinto di voler punire il cane per non essere da subito obbediente. Bisogna comprendere che è un cucciolo e che non conosce ancora il nostro strano linguaggio ed utilizzare metodi violenti e punizioni di cui non capirebbe ne il motivo ne le indicazioni che vogliono scaturire, comporterebbe solo un atteggiamento di difesa compromettendo il lavoro effettuato fino a quel momento. L’uomo deve possedere bontà verso il suo compagno a 4 zampe, l’addestramento deve essere recepito dal cane come un gioco creando così un rapporto di complicità in questo modo si avrà una soddisfazione reciproca nelle attività venatorie. La pazienza è, come si può comprendere, una qualità essenziale per ottenere ottimi risultati dall’addestramento. Non bisogna avere fretta e si devono ripetere gli esercizi e i segnali molte volte, fino a che il cane riesce a comprendere il cacciatore e viceversa, infatti spesso sarà il cane ad insegnare molte cose all’uomo. La ripetizione degli esercizi infinite volte, è essenziale per la riuscita dell’addestramento. Non esiste un tempo standard entro cui il cane deve imparare a riportare la preda, ogni razza ha una propensione ed una velocità di apprendimento differente ed ogni soggetto da una capacità personale di imparare. Questo non significa che un cane meno bravo dell’altro ma, come le persone, ognuno ha i suoi tempi e devono essere rispettati.continua quindi a leggere per imparare ad addestrare il tuo cane da caccia a riportare la preda catturata.

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  • I cani da caccia appartengono ad una particolarissima categoria canina che raggruppa al suo interno tutti i cani che aiutano l’uomo nella caccia, grazie alle loro doti attitudinali o fisiche che siano. A loro volta, essi si differenziano in diverse tipologie. I cani da ferma, come i « pointer », i « setter » e il « bracco » sono cani che, una volta individuata la preda, si arrestano per segnalarne la presenza al padrone. I cani da riporto, come il « golden retriever », riportano la selvaggina al cacciatore dopo l’abbattimento. I cani da seguito , come il « beagle », inseguono le prede, mentre a stanarli ci pensano i cani da tana, quali ad esempio l’eccellente « bassotto ». Esistono, infine, i cosiddetti cani da sangue, tra cui rientrano alcuni « segugi », che fiutano la selvaggina ferita attraverso le tracce di sangue lasciate dalla stessa sul terreno calpestato. Per ogni tipo di caccia esiste un cane adatto.

  • Cani da caccia con cacciatore

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  • Addestramento cani da caccia

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  • Setter durante la caccia L’addestramento dei cani da caccia è una pratica per la quale assolutamente non dobbiamo mai avere fretta. Anzi, contrariamente, è indispensabile armarsi di tantissima pazienza e tenere bene in mente un concetto fondamentale, ovvero che l’addestratore deve adattarsi perfettamente ai tempi del cane e non viceversa, anche se al cane stesso deve essere chiarissimo in mente « chi comanda ». Ricordiamoci che gli animali vanno trattati con rispetto e che utilizzare metodiche violente può risultare davvero controproducente, ottenendo risultati contrari a quelli sperati. Essere costanti ed avere un buon feeling con l’animale è, ancor più della bravura, regola importantissima per un addestramento di cani da caccia effettuato a regola d’arte. Ovviamente tale logica vale per ogni tipo di addestramento.

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  • Come addestrare un cane da caccia

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  • Cane da caccia in azione Nella caccia, il cane è il miglior compagno che l’uomo possa desiderare avere accanto. Per questa motivazione, è importantissimo sapere come addestrare un cane da caccia correttamente. Innanzitutto fondamentale risulta essere una precisazione: non tutti i cani da caccia sono ricettivi all’addestramento allo stesso modo. I migliori, in questo senso, sono i « retriever », i « pointer », i « terrier » e gli « spaniel ». Iniziare ad addestrare il cucciolo sin da piccolissimo è buona norma, abituandolo sin da subito al contatto con l’acqua. Questo elemento, infatti, è imprescindibile ed assolutamente presente nella vita di tutti i cani da caccia. Nella caccia, i comandi fondamentali sono « seduto » e « resta », e questi vanno insegnati prima possibile al cane. Usiamo il cibo per dargli la ricompensa, in modo che capisca sempre perfettamente cosa ci aspettiamo da lui.

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  • Addestramento cani da ferma

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  • Cani da ferma che cacciano Nella pratica dell’addestramento dei cani da caccia, si pone anche l’addestramento dei cani da ferma, ovvero di tutti quei cani che, per loro propensione naturale, una volta individuata la preda si fermano all’istante, puntando la preda stessa, e comunicandone, in questa maniera, la presenza al cacciatore. Tipici sono i « pointer », i « retriever » e i « bracchi ». Questo tipo di addestramento va iniziato sin da cucciolo, in modo da socializzare l’animale il più possibile, specialmente nei suoi primi 6 mesi di vita. Tale regola è importantissima per qualsiasi tipologia di addestramento. L’allenamento va ripetuto con costanza ma non bisogna mai esagerare. Il comando principale da utilizzare è « punta », da pronunciare in maniera decisa, in modo che il cane capisca il comando e lo esegua alla perfezione. Abituare tutti i cani da caccia ai fucili è importante sin da piccolissimi.

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  • Nell’attività venatoria i cani da punta svolgono un ruolo fondamentale, specialmente nella caccia alla cosiddetta selvaggina da piuma.

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  • Conosciuti anche come cani da ferma, sono razze specializzate non nell’inseguimento ma nella segnalazione della preda al cacciatore.

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  • Queste razze sono classificate dalla FCI – Fédération Cynologique Internationale nel Gruppo 7 e a loro volta sono suddivise in tre sottogruppi in base alla provenienza.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Sono più di 30 razze distinte in cani da ferma continentali di provenienza italiana, cani da ferma continentali di provenienza europea e cani da ferma provenienti dal Regno Unito.

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  • I cani da punta possiedono delle caratteristiche morfologiche ben precise oltre a un temperamento che li rende facilmente addestrabili.

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  • Altra peculiarità di queste razze è la propensione al rapporto con l’uomo, indispensabile in questo tipo di caccia che richiede un grande feeling tra cane e cacciatore.

  • Quella “posa plastica” che segnala la preda

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  • I cani da punta o da ferma sono tutte razze canine la cui selezione ebbe inizio dopo l’avvento delle armi da fuoco.

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  • Inizialmente la caccia, nata per il sostentamento dell’uomo, prevedeva un maggiore contatto con la preda ovviato dall’utilizzo di arco e frecce.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Ma con le armi da fuoco la caccia ha assunto dei connotati completamente diversi perché il cacciatore spara, appunto, a distanza.

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  • Perciò gli occorre che il cane sia in grado di individuare, tracciare e avvicinare la preda in modo silenzioso e che la segnali senza farla fuggire.

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  • E infatti i cani da punta – da cui tra l’altro deriva la parola pointer che identifica una delle razze di questo tipo – quando devono segnalare la preda si bloccano in una particolare posa che fa capire al cacciatore in che direzione puntare.

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  • Il cane dunque è addestrato per seguire innanzi tutto le tracce olfattive e completa l’azione fermandosi con il muso proteso in direzione dell’animale e con il corpo ben eretto con una zampa sollevata.

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  • La ferma, in realtà, non è mai uguale e ciascun cane ha un modo specifico di segnalare le prede.

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  • Ci sono cani da punta che si fermano a una distanza maggiore mentre altri, ad esempio, non si bloccano in posizione eretta ma strisciano per terra con le zampe anteriori all’indietro.

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  • Come anticipato, i cani da ferma o da punta sono impiegati principalmente per la caccia alla selvaggina da piuma, quindi di galliformi come pernici, quaglie, fagiani, anatre e starne, ma alcuni di loro, in particolare i Setter, eccellono nella caccia alle beccacce.

  • Indole e temperamento dei cani da punta

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  • Sebbene ogni singola razza abbia le proprie specificità, tutti i cani da punta sono accomunati da caratteristiche ben precise che concorrono alla buona riuscita dell’attività di caccia.

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  • Innanzi tutto sono tutti cani dal temperamento docile e obbediente, dotati di grande intelligenze e per questo facili da addestrare.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Si tratta di razze che hanno una innata predisposizione al rapporto con l’essere umano e per questo creano un legame indissolubile con il padrone.

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  • Naturalmente, come sempre, il padrone/cacciatore deve essere in grado di addestrare alla perfezione il cane affidandosi alle sue conoscenze sulla specifica razza.

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  • Occorre un uomo di polso e che sia autorevole, non autoritario. Questi cani non amano le urla né le imposizioni, con queste si ottiene l’effetto contrario e l’addestramento non va a buon fine.

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  • L’ideale sarebbe iniziare l’addestramento sin da cucciolo se abbiamo intenzione di impiegare il cane per l’attività venatoria.

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  • L’addestramento, inoltre, deve essere mirato al lavoro di gruppo perché in genere i cani da ferma lavorano in muta, vale a dire con altri cani.

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  • Devono quindi imparare a rispettare i ruoli e le gerarchie del branco per collaborare con gli altri cani e determinare, di fatto, la buona riuscita della battuta di caccia.

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  • Non è raro che le razze di cani da punta siano scelte per la compagnia in casa e la spiegazione si trova proprio nel loro temperamento.

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  • Si tratta di cani che socializzano con tutti i membri della famiglia, pur restando devoti al padrone che eleggono come umano “preferito”.

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  • Vivono bene in famiglia e si adattano all’ambiente domestico sempre a patto che vengano rispettate le sue esigenze di gioco e movimento.

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  • Ricordiamo che tutti i cani da caccia sono istintivamente energici e vitali e hanno bisogno di sfogare tali energie per stare bene ed essere felici.

  • Caratteristiche fisiche

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  • Oltre ad avere un ottimo temperamento, i cani da ferma rispondono ad alcune caratteristiche fisiche specifiche.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Ovviamente ciascuna razza è un mondo a sé ma è innegabile che tutti questi cani siano dotati di una particolare conformazione fisica.

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  • A una prima occhiata generale (basta guardare la classificazione FCI) possiamo notare che si tratta di cani di taglia media con un fisico muscoloso ma asciutto e agile.

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  • È essenziale, del resto, che questi cani si muovano in modo silenzioso tra l’erba alta o l’acqua senza far fuggire la preda.

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  • Questa particolare conformazione fisica fa sì che siano anche cani dotati di un’ottima resistenza e in grado di lavorare per molte ore al giorno senza mai stancarsi.

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  • Se il cane si stancasse nel bel mezzo di una battuta di caccia e distogliesse l’attenzione dalla preda facendosi i fatti propri, non sarebbe un buon cane da caccia.

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  • Inoltre la maggior parte di questi cani hanno un mantello ruvido, in genere corto ma spesso semi-lungo, che li protegge dal freddo e gli consente quindi di lavorare anche nelle condizioni climatiche più ostili.

  • Le razze di cani da punta più diffuse

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  • I più celebri cani da punta sono senza dubbio i Setter, in particolar modo il Setter inglese che viene impiegato in tutta Europa per la caccia agli uccelli.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Il Setter Inglese ha moltissime qualità che lo rendono un eccellente cane inglese da caccia oltre che un ottimo cane da compagnia.

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  • È dolce e affettuoso, lega tantissimo con il padrone al punto di diventare quasi la sua ombra e, in più, sa lavorare bene in muta.

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  • Come tutti i cani da caccia è attivo ed energico, perciò è necessario addestrarlo per bene per incanalare queste sue energie nel lavoro.

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  • In Italia il Setter Inglese è il più diffuso ma gli altri due membri della “famiglia”, ovvero il Setter Irlandese e il Setter Scozzese o Gordon, non sono meno validi nell’attività venatoria.

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  • Tra i cani da punta non possiamo tralasciare il Pointer inglese, il cui nome tra l’altro deriva dal verbo to point che significa proprio “puntare”.

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  • Cani da punta: quali sono le caratteristiche di questi cani da caccia?

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  • Il Pointer è un vero e proprio cecchino che riesce a individuare anche le prede più difficili senza mai perderle d’occhio.

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  • Ha un fiuto eccezionale e può essere addestrato anche per il recupero delle prede, non solo per seguirne le tracce o segnalarle.

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  • Ma il “padre” di tutti i cani da ferma è il Bracco Italiano, un cane dalle origini antichissime che nell’immaginario collettivo resta il cane da caccia per eccellenza.

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  • Una macchina da guerra dal fisico massiccio e robusto, in grado di lavorare per ore senza mai battere ciglio.

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  • Anche lo Spinone Italiano è un cane da ferma molto apprezzato non solo in Italia ma anche in Regno Unito e nei Paesi scandinavi.

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  • Tra i cani di provenienza francese possiamo citare l’Épagneul Breton, il più piccino tra i cani da punta, celebre per sdraiarsi sul terreno quando punta la preda.

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  • Proseguendo queste note di addestramento del cane da caccia passo a due argomenti che tratterò insieme. In realtà c’è poco da dire anche se sono molto importanti per la riuscita di un buon cane. Tutti i cinofili di vecchio stampo sanno cosa sia la “farfalla”, quasi tutti hanno usato questo stratagemma per divertirsi col cucciolo nella speranza di capire se esso ferma, come ferma e come si comporta nell’accostata. Basta legare ad un lungo bastone o una canna un filo di pochi metri, legarci un batuffolo di lana bianca o rossa che sia, e agitarla davanti al cucciolo che seguirà attento il movimento di questo U.F.O. davanti al suo musetto.

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  • Il primo istinto sarà quello di acchiapparlo ma il dresseur improvvisato lo allontanerà sveltamente alzandolo o allontanandolo. In seguito a molte manovre di questo genere il cucciolo capirà che è del tutto inutile abbordare l’oggetto con la strategia dell’assaltatore e intelligentemente comincerà a fermarsi osservandolo con molta attenzione. Insomma cadrà nella postura dei suoi avi e scoprirà il “guato”. Di cosa si tratta? Dell’atteggiamento che ogni fiera selvaggia usa per concentrarsi sulla preda, osservarla, capire se è a portata di unghia o di bocca e poi spiccare il balzo definitivo per afferrarla.

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  • Il “guato” è una fase che gli antichi cacciatori cinofili sfruttarono per insegnare gradualmente la ferma ai loro cani da uccelli. Oggi, surrettiziamente, si cerca di ottenerla beffando il cucciolo con un artifizio del tutto innaturale. Dal guato su selvaggina viva quindi discende la ferma dei cani odierni. Essa si è tramandata con la selezione dei soggetti migliori che l’acquisirono dopo lunghi e meticolosi esercizi. Detti cani l’hanno ormai come dote precipua e naturale fissata nella psiche del cane fermatore. Il “guato” con la ferma degli attuali cani nulla ha a vedere se non un lungo lavoro storico dei nostri avi. Ad essi dobbiamo il sacrificio di averlo curato per farlo tramandare naturalmente ai cani da ferma. Porre in essere un esercizio del genere oggi non ha alcun senso. Ormai siamo certi che i cani “da ferma” fermano e, se acquistiamo un cane di buona razza, dobbiamo essere certi di questo; caso contrario non lo acquistiamo e cambiamo o la razza o la corrente di sangue del cane da acquistare. Il problema di non fare quelle manovre però si pone eccome. Molto spesso i cani vengono sottoposti a vere torture, con sedute prolungate di esercizi; spesso vengono anche annoiati e rifiutano d’interessarsi oppure s’incaponiscono ad aggredire il batuffolo e creando l’impressione di non essere di buona genealogia. La cosa peggiore è che, se si adattano, fermano “a vista” quando invece il cane dovrebbe fermare “ a olfatto”. Non solo, fermando a vista un oggetto che sta per terra, essi saranno indotti ad un portamento di testa assolutamente sbagliato; caleranno il musino verso terra, abbasseranno la testa e saranno bruttissimi da vedere. Una ferma così detta “ a martello”, per un vero cinofilo, è la cosa meno desiderabile in un cane di qualsiasi razza. Esso si deve affidare alla sua potenza olfattiva cercando nel vento il residuo di molecole d’odore e andando dietro all’effluvio cercare e fermare il selvatico. Mai deve calare il naso sull’usta stessa a scanso di essere considerato un cane di poco naso e quindi “un raschiatore”, quei soggetti che pistano come segugi. Lasciamo quindi perdere quella manovra ormai fuori moda e aspettiamo che il cucciolone dimostri le sue capacità su un uccello vivo, posticcio o selvatico che sia. Sullo sparo darò solo un breve accenno parlando di quello che non si deve fare assolutamente, in seguito dirò come faccio io. Con il mio sistema non ho mai avuto cani paurosi e anzi li ho incentivati a diventare anche bravi recuperatori e riportatori. Punto primo: fare i consueti rumori casalinghi in presenza del cane, sbattere, percuotere, lasciare cadere oggetti, chiudere una porta con decisione, battere le mani; tutte queste cose sono essenziali ma non sparategli nelle vicinanze e tanto meno usate mortaretti o cose del genere. Qualcuno porta i cuccioloni al tiro a piattello. Io non l’ho mai fatto. Non fatelo neanche voi. Specie se il cane,ai primi spari, abbia dimostrato ansia o addirittura paura. Il metodo violento non è quello che aiuterà il cane a convincersi di non avere ulteriori timori. Se mai è il contrario. Il cane si deve assuefare allo sparo associando il rumore repentino e violento ad un’occasione piacevole. Tralasciamo quindi alchimie levantine o dettate da persone rozze e saccenti che hanno solo avuto la fortuna di avere un soggetto dalla psiche forte che ha saputo somatizzare la paura e adeguarsi al suo destino.

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  • Trattando sull’allevamento del cucciolo, già molto è stato detto di quello che deve essere il primo addestramento, anche se questa parola è ancora troppo impegnativa per un piccolo essere, venuto alla luce da poche settimane. Non si può certo parlare di addestramento relativo alla selvaggina ed alla caccia, ma ci sono alcuni punti che riguardano l’educazione, che poi si ripercuoterà su tutto il suo comportamento, che possono essere intrapresi già a due o tre mesi. Un cucciolo di questa età, se ben nutrito, sano, proveniente da genealogie accertate ed esimie, da genitori esercitati sul terreno, ha già le facoltà di apprendere molte cose, come ad esempio di accorrere alla chiamata, di comprendere il suo nome e distinguerlo fra quello degli altri fratelli di cucciolata, ed anche fra gli altri inquilini del canile. Tutti i giorni il cucciolo dovrà essere chiamato ed in modo inequivocabile, affinché capisca che la voce è rivolta proprio a lui e non ad altri, premiandolo con qualche bocconcino prelibato quando accorre sollecito, soprattutto modificando la voce a seconda delle circostanze, perché capisca dai vari toni quello che si vuole da lui. E da questo momento che, seppur con una certa precauzione, bisogna mettere in atto quel sistema d’addestramento che per primo mi confidò il compianto Deho’: quello della mano di ferro in guanto di velluto.

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  • Già da questo periodo si cerchi di osservare il carattere del cucciolo che ogni giorno si evidenzia sempre di più, tanto che, sui quattro-cinque mesi, già potrete dire con esattezza se è franco, timido, remissivo, audace, pauroso in certi casi, aggressivo con i suoi simili ecc. L’addestramento del cane e del setter inglese in particolare deve partire dallo studio del suo carattere. Poiché oggi l’allevamento di questa pur magnifica razza risente di qualche problema, probabilmente dovuto all’eccessiva consanguineità, soprattutto nel carattere, io propongo risolutamente di scartare tutti quei soggetti che non abbiano una personalità priva di tare sia fisiche e soprattutto psichiche. Inutile perder tempo con cuccioloni che dimostrano problemi e che anche una continua scuola basata soprattutto sulla pazienza potrebbe far eliminare, inutile faticare con soggetti paurosi di tutto, che scappano per una porta sbattuta troppo forte rifiutando anche di mangiare, che abbaiano e fuggono se scorgono una persona con vesti particolari, con oggetti in mano (ombrelli, attrezzi di lavoro ecc.), che mancano di qualsiasi impegno se portati in campagna pur al cospetto di uccelli, farfalle, lucertole, senza interessarsi al loro volo, al loro fruscio, ma ritirandosi invece spauriti verso la macchina o saltando addosso all’allevatore. Scartare poi quei soggetti tarati fisicamente (eccessivo rachitismo, displasia, nanismo, gigantismo ecc.) è veramente doveroso da parte di chi ha in cura le sorti della razza. All’inizio, verso i cinque-sei mesi, od anche a sette-otto, il cucciolone potrebbe dare sfuggevolmente qualche segno di timore per rumori troppo forti o per cose mai viste, ma l’occhio dell’allevatore deve essere in grado di scoprire se il difetto è dovuto all’inesperienza e all’età, oppure a tare congenite. Così per lo sparo; il cucciolone non sempre accetterà quel colpo violento che infastidisce anche patologicamente i suoi timpani, ma se ha carattere franco, se ama correre nei campi, se la selvaggina che s’è involata lo fa impazzire per un istinto che è nato con lui, che è insito nella sua razza, allora quello è il puledro da tener in considerazione. Ho visto molto spesso fare miracoli, anche con soggetti tarati, ma io personalmente non ho tanta volontà. È più facile, mi si dirà, perder tempo con soggetti dotati, ben costruiti, ben allevati; e più logico, rispondo io! Purtroppo in considerazione che i cani costano cari, che uno si affeziona e che la speranza non abbandona mai, almeno sino all’anno di età, periodo nel quale il setter è ormai entrato a far parte della vostra famiglia, che un cane da caccia, o si porta nei campi o non serve ad altro (si dice che in Cina riescono a mangiare anche i cani ) quasi nessuno però, che non abbia un cuore come Cesare Borgia, riesce a sopprimere quell’animale sul quale ha riposto sempre tante speranze e che ha pagato, sovente, a suon di biglietti da centomila. Per un allevatore, scartare dovrebbe significare sopprimere, ma non è mai così. Le cliniche veterinarie sono sempre più impegnate a salvare animali che non valgono nemmeno le medicine che ingeriscono, piuttosto che cani Campioni. Quando un cane di ottima genealogia non riesce quale buon ausiliare, si trova sempre la soluzione: se è una femmina si trasforma in fattrice, se è un maschio, in stallone, sperando nei miracoli della genetica, che qualche volta è veramente una Fata. Torniamo al nostro cucciolone che ormai, dopo queste chiacchiere, ha raggiunto i dieci mesi d’età. Se lo avrete condotto spesso in campagna, soprattutto nelle grandi pianure per favorirlo a svolgere il galoppo veloce, magari rincorrendo le rondini o le allodole, allora, se siete riusciti nell’intento, potrete affermare di aver già raggiunto un buon risultato. Un puledro che scorrazzando per un prato non raccoglie l’invito di un uccelletto che vola rasente l’erba per rincorrerlo freneticamente, non è una promessa; quello che impazzisce e non guarda ad ostacoli, cade, si rialza, riparte più velocemente quello è la promessa! Io sono decisamente della scuola di Puttini: lasciate libero il puledro sino all’anno d’età, fate sorgere in lui tanta, ma tanta passione, e poi iniziate il vero addestramento. E durante questo periodo ogni altra forma d’educazione va abbandonata? No! Mai. Non dovrete trovarvi ad un anno d’età del setter, con una macchina sfrenata ed indipendente, buona sola a rincorrer rondini! Non va praticata, sino a quell’età, quella forma di educazione repressiva che frena il puledro ancora immaturo, ma va seguita quella educazione che serve sempre nella vita d’un cane; in caccia, in casa, in canile, a passeggio, senza esagerare nell’infastidirlo, ma sempre impegnati a farvi capire e ubbidire.

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  • Niente punizioni se rincorre al frullo, ma fermarlo se insegue le galline del colono e quindi rischia di sterminare il pollaio; questo è necessario. Il cane comunque, più starà vicino al padrone e più diverrà docile ai suoi comandi e, se qualche volta riuscirà a farla franca, entrare in casa accoccolarsi ai piedi di qualche familiare e sentire la calda carezza della sua mano, plasmerà sempre più il suo carattere e tante fobie si smorzeranno come fiamma al vento. Ho visto guarire con questo sistema tanti cani scontrosi (non dico paurosi) che, se fossero restati più a lungo tra le sbarre del canile, avrebbero finito probabilmente per abbaiare la notte alla luna e non per ricercare sui poggi l’ultima brigata di starne. L’allevatore si dedichi lui stesso al cucciolone; pulisca il box, lo curi, gli porti la scodella con la zuppa, gli rivolga spesso la parola. Non mandi gli altri e non si ricordi di lui solo quando intende portarlo in campagna pretendendo, oltre tutto, chissà che cosa! Una volta era molto più facile iniziare un puledro alla caccia, per l’abbondanza di selvaggina vera, ed era difficile che il giovane non rispondesse alla chiamata del suo istinto, per quella molla che scatta improvvisa ad una certa età, che altrimenti rischia di arrugginire e non muoversi più.

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  • Il vero addestramento va iniziato, per il setter inglese, piuttosto tardi, intorno ai 12 mesi sia perché per evidenziare l’eventuale stile di galoppo ha bisogno di non essere trattenuto con un addestramento demoralizzante e sia perché è meglio lavorare su un masso grezzo, ma consistente, che su una pietruzza insignificante. Ho avuto conferma che le femmine sono più precoci; ne ho avute alcune che già a sette o ad otto mesi si comportavano bene in caccia. Io cerco sempre di avere il cucciolone pronto per il mese avanti all’apertura della caccia, periodo magico, quando c’è ancora diversa selvaggina, poco smaliziata, senza remore del fucile, in terreni ampi, tempo magnifico non più eccessivamente caldo. Ebbi un tempo ormai piuttosto lontano, una setterina quasi tutta bianca, nipote del famoso Kim 6°, che, a soli sette mesi d’età, dopo poche uscite agostane, ai margini d’una riserva dove i fagiani e le starne erano fitte come le mosche, presso una concimaia di contadini, divenne un’insuperabile cacciatrice, tanto che all’apertura mi fece uccidere diversi capi, con ammirazione degli amici che avevano cani anziani e di celebrata bravura. I primi giorni andavo con la mia sconquassata seicento lungo i bordi della riserva e ad ogni brigatella di fagiani che mi traversavano la strada, scendevo la setterina che fermava ai margini della via. Un giorno s’imbatté in una famiglia di starne e le trattò come se le avesse cacciate da sempre. Finita la caccia e messala in addestramento per le Prove, ne vinse alcune e si fece un nome, pur nel ristretto ambito regionale. Potrei citare tanti casi, di soggetti precoci e di altri tardivi, di setters venuti fuori dopo un solo incontro e di altri che non vollero saperne di rendersi utili. Posso però affermare che tutti quelli che da dieci mesi all’anno di età videro molta selvaggina, divennero insuperabili cacciatori. Oggi purtroppo, scomparse le grandi riserve private, comprese tutte le altre cause che bloccano il proliferare della selvagina, è molto difficile portare in campagna il puledro e metterlo dietro l’usta di fagiani o starne, quaglie «vere» o coturnici. Il cucciolone per maturarsi in fretta deve incontrare sovente durante la giornata, in modo che l’impressione che riceve dall’incontro non sia fuggevole e si rafforzi in lui, finché rimanga impressa e duratura. Incontrare un giorno un capo di selvaggina e poi per una settimana non avere più l’occasione, non produce nel suo intimo quella scossa fatidica che potenzia l’innata passione e sveglia le facoltà venatorie. Nell’impossibile quindi di avere selvaggina vera a portata di mano, bisogna provvedere con quella liberata, che pur non producendo quella scossa cui poco sopra ho accennato, dà tuttavia inizio ad una maturazione che evidenzia le doti del giovane setter che, se sono in grado notevole, possono scatenarsi nello stesso modo. Ma poiché cento starne vere potenziano l’avidità del cane e dieci quaglie di voliera potrebbero affievolirla, bisogna far in modo che il «giochetto» sia più veritiero possibile. Non tratto però in questo capitolo l’addestramento del setter inglese su selvaggina liberata, cosa che sarà fatta a suo tempo, per cui il lettore non troverà ancora tutti gli accorgimenti relativi a questo addestramento. Se non ho modo di far incontrare il cucciolone (periodo difficile ecc.) allora provvedo ad acquistare qualche quaglia di voliera, in un allevamento (e ce ne sono tanti) che producono volatili di primo incrocio (maschio selvatico, femmina domestica) e li tengono in ampie voliere dove si esercitano al volo e prendono forza. Tali quaglie sono ottime per osservare le prime reazioni del puledro. Scelgo un campo molto ampio, con terreno di pianura, senza intralci o ostacoli, dove vi sia l’erba in altezza tale da coprire appena la quaglia la quale possa involarsi rapidamente, appena il cane s’avvicina troppo. Ne metto due o tre senza che il cucciolone osservi le mie manovre, poi aspetto un certo lasso di tempo e quindi vado a scioglierlo abbastanza lontano dalle quaglie, facendo finta di nulla, tanto ancora non ho in mente di reprimere in alcun modo l’allievo e nemmeno intendo uccidere le quaglie. Faccio attenzione però che abbia sempre il vento davanti, altrimenti non potrò dare una esatta valutazione al suo lavoro. Quando il setter giungerà vicino alle quaglie, potrà comportarsi in più modi: avvertire, incalzare ed inseguire; avvertire, compiere una breve ferma e poi mettere in volo ed inseguire, fermare, accostare, fermare e rimanere immobile sino all’avvicinarsi del conduttore il quale dovrà alzare egli stesso la quaglia e poi lasciare star l’allievo se rincorre. difficile che il cucciolone, in questi primi approcci, rifiuti la quaglia; questo potrà avvenire dopo le prime punizioni; ma se lo facesse o è avversione innata per gli uccelli d’allevamento o è tara di carattere così forte che il cane va scartato assolutamente. Il primo giorno, due o tre incontri possono bastare, nei giorni seguenti basta un solo incontro, sempre però in condizioni di calma, in grandi estensioni di terreno e di sicura tranquillità.

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  • Bisogna notare però le reazioni del puledro ed interrompere immediatamente appena si dimostri in lui una certa noia, appena il lavoro perde lo smalto iniziale, pur se continuerà a lavorare con lena, dimostrando le solite buone doti. Conosco alcuni dresseurs che con acume italiano hanno escogitato un sistema che evidenzia l’ingegno latino: l’addestramento del cane con i piccioni viaggiatori. Si prendono uno o due piccioni, adulti, presso la piccionaia, (l’addestramento presuppone l’esistenza di questa) e poi si vanno ad immettere, addormentandoli un pò come si faceva con le quaglie di cattura o semplicemente mettendo loro la testa sotto l’ala, in un grande prato. Il cucciolone li ferma benissimo e con ardore, il piccione frulla leggero e da lontano; tornando sicuramente in piccionaia è pronto per l’addestramento del giorno dopo. Al posto di queste due esche si possono adoperare starne, fagiani o pernici di voliera, colini che oggi costano poco più delle quaglie, coturnici cuckar, ma per i primi incontri è meglio una buona quaglia che dia garanzie di volo. Iniziare subito il vero addestramento su selvaggina naturale e soprattutto sulla starna, avendone la possibilità, sarebbe il miglior sistema per poter scatenare tutte le doti del cane ed in modo duraturo, anche se vi sono diversi autori i quali affermano che un breve periodo sulla quaglia liberata sia utile per tutti i cani, e segnatamente per quelli che sono destinati alle Prove di lavoro. Questo per aver la possibilità, nel modo più semplice, di dare l’avvio all’addestramento del cane. Solo il setter, se potesse farlo, potrebbe dirci chi è nel giusto. Per i soggetti molto difficili e dal temperamento eccessivamente focoso, un breve preludio sulle quaglie liberate è quasi necessario; per tutti quelli, invece, che hanno le normali doti del cane da caccia e non dimostrano eccessiva avidità, allora potrebbe anche essere deleterio.

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  • Per un buon addestramento occorrono pochi comandi, chiari, brevi, a voce sommessa ed accompagnati da gesti, gesti che poi col tempo saranno gli unici a guidare il nostro cane: chiamata, dietro, va’, seduto, terra e porta.

  • Con il comando “chiamata” il cane deve correre immediatamente ai piedi del padrone, il “terra” serve invece ad arrestarne l’azione in qualsiasi momento, anche a distanza, facendo in modo che si accucci a terra con il muso rivolto verso la direzione intrapresa, fino a quando non sentirà il comando “va’” ad indicare la ripresa dell’azione nella direzione indicata dalla nostra mano. Al comando “dietro” il cane deve abbandonare ogni azione e tornare verso il padrone per mettersi alle sue calcagna, “seduto” dovrà sedersi sulle zampe posteriori di fronte a noi ed infine al “porta” dovrà riportare, senza perdersi via o danneggiare, il selvatico recuperato.

  • L’addestramento deve essere eseguito con la massima attenzione, nel pieno rispetto del nostro cane e con ricompense e carezze frequenti in modo che avverta la cura e l’amore che abbiamo per lui.

  • Una volta raggiunti gli 5-8 mesi di età, potremmo dire che arriva il momento del debutto sulla selvaggina, meglio evitare il fagiano e preferire le starne ed in mancanza di queste una quaglia andrà benissimo.

  • Uno dei primi esercizi consiste nel prendere una quaglia e nel legarle ad una zampa uno spago di circa due metri, badando bene a non danneggiarla, quindi una volta messa a terra questa inizierà a divincolarsi e a scappare. Il cane farà lo stesso, ed anche se al guinzaglio, sarà opportuno frenare il suo istinto facendo in modo che ne segua il movimento a vista restando immobile.

  • Importante è la scelta del luogo di addestramento, un campo di erba ben distribuita e non più alta di 10cm in cui faremo cercare a vuoto il nostro amico in modo tale che prenda pian piano confidenza con l’ambiente, quindi poi vi collocheremo, a sua insaputa, una quaglia. Mandato il cane alla cerca una volta vicino al selvatico potrà fermarlo già dall’inizio oppure si fa frullare la quaglia lasciando per le prime volte, che la rincorra e prenda la passione, accarezzandolo. Nel caso si dimostrasse troppo esuberante è bene tranquillizzarlo senza mai però sgridarlo, facendoli invece ripetere più volte l’esercizio a distanza di una quindicina di minuti.

  • Un tipico esempio di una sequenza di caccia vede il cane percepire la presenza del selvatico senza cadere necessariamente in ferma, piuttosto in “filata” con un’andatura ridotta che gli consente di stare al passo e di non perderne le tracce. A distanza ottimale si fermerà restando immobile al restare immobile del selvatico, con al massimo un’”accostata”. Nel caso in cui si dovesse muovere il cane procederà in “guidata” facendo attenzione a non far frullare l’animale fuori tiro.

  • Perché l’addestramento abbia successo è opportuno cambiare ogni volta il campo di addestramento in modo tale che gli si presentino sempre situazioni nuove ed utilizzare un due quaglie nascoste nel campo senza farsi notare.

  • Un altro fattore da non tralasciare è la paura dello sparo, che è bene venga superata. Si può procedere utilizzando una pistola a salve sparando dapprima in lontananza quindi sempre più vicino in modo tale che si abitui, rassicurandolo con noncuranza. Pochi colpi, a lunghi intervalli di tempo e molta pazienza, ma non da subito, prima bisogna che il cane impari ad eseguire correttamente gli esercizi da ferma.

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